Fresco di una vittoria elettorale schiacciante che ha consegnato al suo partito Tisza una maggioranza di oltre due terzi del Parlamento, Péter Magyar ha dichiarato che l’Ungheria potrebbe revocare il proprio veto al prestito da 90 miliardi di euro previsto dall’Unione europea per l’Ucraina una volta ripristinate le forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba.
Magyar apre così una possibile strada allo sblocco di uno dei pacchetti finanziari politicamente più sensibili del blocco.
Parlando in un’intervista alla televisione di Stato mercoledì, Magyar ha detto di aspettarsi che il primo ministro Viktor Orbán rimuova il blocco ungherese dopo la ripresa del transito attraverso l’oleodotto. Ha aggiunto che Budapest potrebbe accettare di sbloccare il finanziamento se la rotta Druzhba, che rifornisce l’Ungheria, tornerà operativa.
Le sue dichiarazioni arrivano dopo che, già all’inizio della settimana, aveva affermato che l’Ungheria non avrebbe ostacolato l’accesso di Kyiv agli aiuti, pur sottolineando che Budapest potrebbe comunque mantenere il rifiuto di partecipare finanziariamente al prestito stesso.
Le parole riportano al centro la disputa energetica che sta sempre più influenzando la posizione ungherese sul sostegno all’Ucraina. Orbán ha bloccato il pagamento del prestito nel contesto delle tensioni con Kyiv sulle interruzioni delle forniture di petrolio via Druzhba, dopo che parte dell’infrastruttura era stata danneggiata a gennaio da un attacco con droni russi.
Il 27 gennaio, un attacco russo ha colpito infrastrutture a Brody, nella regione ucraina di Leopoli, causando un incendio e interrompendo i processi tecnologici nel sito, secondo Naftogaz. La testata di settore Enkorr ha riferito che l’impianto danneggiato era collegato all’oleodotto Druzhba, che resta operativo come rotta strategica per il trasporto di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia.
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha dichiarato il 12 febbraio che le forniture di petrolio russo attraverso Druzhba erano state interrotte dall’attacco del 27 gennaio. Ha inoltre affermato che Budapest si stava preparando a protestare per l’interruzione del transito, criticando duramente la reazione ungherese.
“L’Ungheria non ha espresso una sola protesta verso la Russia. Non sono riusciti nemmeno a pronunciare la parola Russia. Doppi standard in piena regola”, ha detto Sybiha.
Lo stallo si è rapidamente esteso oltre il transito del petrolio. I governi di Ungheria e Slovacchia hanno annunciato che avrebbero sospeso le esportazioni di diesel verso l’Ucraina fino al ripristino delle forniture di petrolio russo attraverso Druzhba. Kyiv, dal canto suo, ha affermato di aver informato Budapest dell’attacco russo e dei danni già il 27 gennaio, sostenendo che le accuse che attribuivano all’Ucraina i ritardi nelle forniture fossero illogiche.
Anche la Commissione europea è intervenuta, affermando di voler vedere ripristinato il funzionamento dell’oleodotto Druzhba. Allo stesso tempo, Bruxelles ha riconosciuto che il rischio di ulteriori attacchi russi implica che la decisione finale spetti all’Ucraina.
La disputa si è estesa anche a una più ampia pressione regionale. Il 21 febbraio, il primo ministro slovacco Robert Fico ha dichiarato che la Slovacchia avrebbe interrotto le forniture di elettricità all’Ucraina dal 23 febbraio se il transito di petrolio attraverso Druzhba non fosse ripreso. Un avvertimento simile è stato lanciato anche dal governo ungherese. Kyiv ha cercato di spostare il dibattito verso alternative, proponendo che l’Unione europea utilizzi l’oleodotto Odessa-Brody come rotta sostitutiva per le forniture verso l’Europa mentre la sezione danneggiata di Druzhba resta fuori uso.
Nel frattempo, Ungheria e Slovacchia si sono mosse per istituire una commissione investigativa congiunta da inviare in Ucraina per esaminare le condizioni dell’oleodotto, con Orbán che ha annunciato l’iniziativa il 27 febbraio. L’11 marzo sono emerse notizie secondo cui una delegazione ungherese guidata dal segretario di Stato Gábor Czepek era arrivata in Ucraina per valutare la situazione e discutere il ripristino dei flussi verso l’Ungheria. Il presidente Volodymyr Zelensky ha successivamente dichiarato di non essere a conoscenza dell’arrivo della delegazione, osservando che nessuna visita era stata concordata con il ministero degli Esteri ucraino.
Una missione tecnica separata dell’Unione europea ha incontrato ostacoli simili. Esperti di diversi Stati membri e della Commissione europea sono arrivati in Ucraina il 18 marzo per valutare i danni all’oleodotto Druzhba e determinare cosa fosse necessario per ripristinarne il funzionamento. Un mese dopo, tuttavia, si trovavano ancora a Kyiv, in attesa dell’autorizzazione a ispezionare la sezione interessata.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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